"Come riso di fulgida stella
La tua gloria immortale scintilla;
volgi Agnello, la santa pupilla
e rischia l'umano sentir."
(Maestro Amedeo Rocco, Inno a Sant'Agnello Abate)
19 agosto 2010
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Ovviamente esortiamo ognuno di voi in possesso di materiale a fornire collaborazione in modo da rendere sempre piu' completo il portale e i suoi canali. Grazie.
Benvenuti nel nuovo sito del Santuario di Sant'Agnello Abate.
Il sito come potete vedere è più ricco di contenuti rispetto al precedente, e gode di maggiore leggibilità.Come sempre rinnovo il mio invito a tutti voi a partecipare attivamente al sito e alla sua modellazione. Se avete da proporre novità e altre iniziative non esitate a contattare la mail: postmaster_santuariosantagnelloabate.it .
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In questa sezione della homepage troverete le ultimissime notizie riguardanti il Santuario e le principali comunicazioni delle Associazioni.
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LA CHIESA DI S. AGNELLO DIVENTA SANTUARIO
Con una solenne celebrazione, presieduta dal parroco sac. Luigi De Riggi, il primo maggio dei 1986 fu riaperto al culto, dopo tre mesi di lavori di ristrutturazione, il Tempio di S. Agnello. Il gioioso avvenimento fu vissuto come un eccezionale momento di fede comunitaria. Tutto il popolo di Dio che è in Gargani vi partecipò con intensa emozione, perché si avvertiva profondamente il significato teologico che la "casa comune" nella sua rinnovata bellezza esprimeva con chiarezza di linguaggio.
Tutto quello che entra nella "casa del popolo di Dio" deve avere un linguaggio, parlare, aiutare, essere "ministro", a servizio, cioè della liturgia, per diventare un potente mezzo di comunicazione del messaggio della salvezza. Fu questo il criterio fondamentale che ha ispirato Suor Michelangela Ballan, del Centro "Apostolato Liturgico" di Milano, nel progettare l'interno della chiesa.
Furono quindi realizzati i vari luoghi liturgici con visione organicamente cristocentrica nel senso che tutto la cappella delle confessioni e del Battistero, quella del raccoglimento e della preghiera individuale col Tabernacolo e le immagini esistenti aiutassero i fedeli a convogliare la loro attenzione verso il Presbiterio, composto della sede per la presidenza, dell'Ambone e dell'altare al centro.
La manifestazione liturgica fu seguita dalle organizzazioni ecclesiali parrocchiali: la Lega del S. Cuore, l'Associazione S. Agnello con le rispettive bandiere e da tutti i membri dell'Associazione giovanile. Alla celebrazione parteciparono oltre al parroco: il Rev.mo d. Francesco Paduano, parroco di Sasso; d. Aniello Marrone, Vicario zonale; d. Prezioso De Giulio, canonico della Cattedrale di Noia. Il sindaco ing. G.Sirignano guidava la delegazione dell'Amministrazione comunale di Roccarainola. A questa celebrazione fece seguito quella dei 22 Novembre dello stesso anno. La comunità di Gargani si riuniva intorno al Vescovo Mons. Giuseppe Costanzo, per celebrare solennemente il Rito della Dedicazione del nuovo Altare di marmo e della Chiesa. Un grande evento di storia e di fede vissuto dal popolo con sentimenti di riconoscenza verso ì padri che costruirono il tempio all'inizio del secolo dedicato a S. Agnello Abate e col privilegio di tramandarlo alle future generazioni. Dopo un'opportuna precisazione attraverso i vari incontri di catechesi ai giovani e agli alunni delle scuole elementari, guidata da don Luigi, la chiesa viva di Gargani si è incontrata col suo Pastore.
Quando il vescovo in processione preceduto da due ali di Seminaristi del Seminario di Noia e di Napoli, dal Diacono Umberto e dai presbiteri don Gambardella, don Giuliano, don Paduano, don Aniello, seguito da una folla di fedeli provenienti anche dai paesi vicini, si dirigeva verso la chiesa, si avvertiva chiaramente il senso reale del pellegrinaggio del popolo di Dio verso la Gerusalemme celeste. E quando Mons. Costanzo spalancava la porta del tempio splendente di luci nei suoi marmi policromi, appariva a tutti chiaramente il significato teologico dell'incontro dello sposo con la sua sposa. I momenti più salienti della celebrazione venivano sottolineati dal sobrio commento dì Suor Michelangela Ballan, architetto e progettista del complesso marmoreo di cui si è dotata la chiesa di S. Agnello.
Il nuovo complesso marmoreo comprende l'altare, l'ambone, la Stele per il Santissimo, la Lampada. È scolpito dalla ditta Remuzzi di Bergamo su progetto dell'arc. Ballan di Milano. L'altare riprende le linee architettoniche dell'abside. È un monoblocco di marmo Rosa Zandobbio di circa 40 quintali. Tuttavia due linee ricurve sospingono la massa in alto fino a disegnare un'aquila con le ali spiegate. Rappresenta Mosè con le braccia allargate nella preghiera di intercessione. Il foro circolare al centro della facciata principale, oltre a imprimere un moto più accentuato alle curve laterali, conferisce alla scultura maggiore snellezza. Esso peraltro è funzionale liturgicamente, perché vi sono state deposte in un ciborio sigillato, le reliquie di S. Agnello, di S. Paolino, di S. Alfonso Maria dei liguori, di S. Filomena e di S. Antida Toret, illuminate da una luce diffusa e protette da uno spesso vetro opaco, sono esposte alla venerazione dei fedeli. L'ambone a forma trapezoidale a linea di curva chiusa scolpito a mento grezzo simboleggia la Parola di Dio che trasforma il cuore ed eleva l'anima.
La Stele per il Tabernacolo è formata da due blocchi a incastro, legati da un intreccio di linee che si affacciano insieme e
terminano nella parte superiore con la figura di calice. È il
simbolo dell'Eucarestia che fa fiorire l'amore e l'unità dei credenti e porta frutti di opere buone. La Lampada è un monoblocco trapezoidale con un • incavo circolare all'interno della parte alta per il lumino liturgico. Rappresenta Cristo, lampada sempre viva. Le due acquasantiere, poste all'ingresso, riprendono le linee curve dell'altare: sono state realizzate con pregevole maestria dal signor Guglielmo De Stefano dì Polvica di Noia che fornì e pose in opera con altrettanto impegno, la splendida pavimentazione di granito di tipo Juparanà classico brasiliano.
Mons. Vescovo a conclusione della celebrazione, seguita con viva partecipazione dal popolo, consegnava al cerimoniere il proprio decreto di riconoscimento della chiesa di Gargani come SANTUARIO DIOCESANO. Dopo la lettura da parte di don Francesco D'Ascoli, la comunità manifestava la sua profonda gratitudine con un grande applauso. Il vescovo poi si congratulava con Suor Michelangela Ballan per la sua opera di architetto e di esperta liturgista.
(Estratta dal Breviario)
Sant'Agnello, patrono glorioso della città di Napoli, venne al mondo per un singolare favore della Regina del cielo, suoi genitori erano vissuti lungo tempo nel matrimonio senza aver figli; e però essi, desiderosi di ottenerne uno, pregarono con fervore la SS. Vergine, la quale degnossi di far loro conoscere che erano stati esauditi, che sarebbe da essi nato un bambino, e che avrebbero dovuto chiamarlo Agnello, perché avrebbe dato pruove di sovrumana dolcezza e mansuetudine.
Quando fu nato, essendo appena trascorsi venti giorni dal parto, la madre, a mostrare la sua gratitudine alla Vergine benedetta, lo portò in chiesa per offrirlo a Lei, ma allora avvenne un fatto straordinario, perché il tenero bambino con voce chiara e alta salutò la Madonna, con "Ave Maria".
Con questi auspicii, non farà meraviglia la santità in cui egli trascorse gli anni della puerizia e della fanciullezza, tanto che appena adolescente, cioè in età di soli quindici anni, lasciò gli agi e la comodità della propria casa per ritirarsi in una spelonca presso la città, al fine di essere più libero a meditare e avanzarsi nel santo amore di Dio. Di poi, morti i genitori, impiegò la cospicua eredità raccolta per fabbricare un ospedale e, non contento di aver dato tutto il suo, volle dare anche se stesso, dedicandosi al servizio degli ammalati, per dar sfogo alla sua grande carità verso il prossimo.
Iddio premiò tanta virtù e santità col far sì ch' egli operasse molti miracoli; e però il nome di Lui si diffondeva largamente, e molti ricorrevano di giorno in giorno a lui. Ma egli odiava - in cuor suo questa celebrità e, per sfuggirla, si ritirò lontano, fra aspre montagne, dove visse alcun tempo, cibandosi di erbe e bevendo I' acqua delle fonti. Quando Iddio volle, una voce celeste lo ammonì di ritornare al suo ospedale. Egli ubbidì; ed in seguito prese I' abito monastico in un cenobio che presso quell'ospedale era stato eretto da San Gaudioso, Vescovo di Bitinia: anzi per alcuni anni, eletto Abbate, governò santamente quei religiosi.
La sua santità crebbe a segno che, per innumerevoli miracoli - e per la straordinaria innocenza della vita era stimato e venerato da tutti. Un giorno, dopo aver celebrato la santa messa, chiuse placidamente i suoi occhi in Dio. Era il 14 Dicembre tra il 589 ed il 602, cioè sotto il governo di Maurizio, imperatore di Oriente.
II corpo di Lui ebbe esequie che furono un trionfo. Il vescovo di Napoli Fortunato, accompagnato da tutti i vescovi vicini, fra una calca sterminata di popolo, seppellì quelle sacre spoglie in una chiesa dedicata alla Beata Vergine, che fu poi detta di S. Agnello, I Napoletani che in vita erano stati da lui beneficati con miracoli, continuarono a far ricorso a lui, glorioso nel cielo, in tutti gli eventi e ne sperimentarono un notevole patrocinio.
Si ricordano innumerevoli beneficii, e fra tutti l'essere più volte apparso a Napoli, quando con le mani tese su di essa, in segno della sua protezione, e quando armato dal vessillo della Croce per mettere in fuga i Saraceni che assediavano la città.
La vita del nostro gran patrono S. Agnello Abate - se attentamente riflettiamo - fu una serie mai interrotta di miracoli: dalla culla alla tomba. Nè col suo decesso glorioso la bella Partenope perdette il possente proteggitore, il fido tutelare, il dispensatore delle grazie; Iddio non ancora era soddisfatto delle grazie e miracoli operati per le mani di Agnello nei 61 anni che visse. E' da notarsi che il patrocinio del grande Abate in vita fu ristretto esclusivamente a pro della bella Napoli; dopo morto senza scemare l'antica parzialità verso la terra natale, si estese a tutta l'umana famiglia. Al suo sepolcro, che direi glorioso, ogni giorno arrivavano storpi, muti, sordi, donne sterili ed infermi di ogni sorte, e tutti se ne tornavano a casa loro consolati, ringraziando Dio per le grazie ricevute. E' impossibile qui narrare i miracoli e le grazie che il nostro Eroe, appena morto largì a tutti quelli che fecero a Lui ricorso, perchè non registrati dai contemporanei. Non posso raccogliere quelli, che si trovano qua e là narrati, essendo moltissimi, e lo spazio non me lo permette. Me la passo volentieri sulle grazie straordinarie, che quasi ogni giorno in questa parrocchia largisce a tutti coloro che di vero cuore si fanno a pregarlo, perché non la finirei mai più, e mi troverei incapace di scriverli. Ne riporto solamente alcune, che, fra le altre, avvennero sotto i nostri occhi nei primi due anni di Cura, e che già furono pubblicate sul Bollettino Religioso di questa Diocesi.
ANN. IV. 26 Settembre 1904 N° 42
Sul cominciar di maggio di questo anno, D. Giovanni Margherita da Roccarainola, dimorante in America da più anni, mentre lavorava in nobile ed accreditato salone, avvertì dolori così forti alla gamba destra, che fu costretto abbandonare il posto.
L' indomani restò ospite del letto, ed il medico dichiarò sciatica le sue sofferenze. Dopo pochi giorni il Margherita, per avere una più esatta assistenza, domandò ed ottenne un posticino a pagamento nell' ospedale della Città. Passarono 50 giorni, ma senza miglioria di sorta. Una sera però mentre l'infermo era in un certo assopimento gli comparve il nostro Protettore S. Agnello Abate, e gli ispirò di invocarlo in suo aiuto. D. Giovanni si destò subito, e memore delle tante grazie ricevute dal nostro gran Santo, fece voto di fargli cantare una messa in questa Parrocchia e mandargli una gamba di cera, qualora guariva. Il giorno appresso, l'infermo - cosa mirabile! migliorava sensibilmente, e dopo pochi giorni era perfettamente sano. Il suo primo pensiero, uscito dall' Ospedale, fu quello di mandare al suo germano D. Peppino, in Roccarainola la somma corrispondente per la messa cantata e gamba di cera. La messa fu celebrata immediatamente il 10 luglio, ed oggi 10 Settembre, D. Peppino Margherita, dietro avviso di persona competente, presenta al nostro Gran Protettore la gamba di cera non già, ma di fulgido argento col motto in mezzo:
"Giovanni Margherita per grazia ottenuta".
ANN. IV 28 Novembre 1904 N°44
Saverio De Bartolomeo di questa cura, zelatore per cinque anni a New-York del culto del nostro protettore S. Agnello Abate, nello scorcio di giugno ultimo fu affetto da gastroenterite, con febbre, auto-intossicazione consecutiva, e diarrea continua. Lo stomaco cadde in tale stato di inattività, che neppure il latte ghiacciato veniva tollerato; e tra i vomiti e la diarrea continua, I' infelice era in uno stato quasi di collasso. I medici inglesi ed i sanitari italiani sperimentarono tutti i mezzi dell'arte, onde poterlo salvare, ma senza alcun profitto. Dopo 20 giorni I' ammalato era deciso di dimandare un posto a pagamento nel civico ospedale; quand' ecco che il suo albergatore gli presentò un pacco, inviatogli dal comitato promotore per la festa del nostro Patrono. Il De Bartolomeo I' aprì con grande ansia, ed una gioia insolita gl' inondò I' anima ed il cuore nel trovarvi delle medaglie, che da una parte portavano I' impronta del grande Tutelare della bella Partenope, e nostro Patrono S. Agnello Abate, dall' altra quella della Madonna di Pompei: era la prima volta che dette medaglie erano state coniate. Nel tempo stesso un connazionale, saputolo infermo, lo visitava e trovatolo vivo scheletro, e saputa tutta la sua infermità, gli propose un suo specifico. Fece, lì lì, un estratto di mellone e di mandorle, e glielo presentò. L' infermo prese dalle mani dell' amico la nuova medicina, si raccomandò al protettore S. Agnello, la di cui medaglia teneva con l'altra mano, e la bevve tutta di un fiato con piacere e gusto. Ed oh ! il portento ! la diarrea cessò, si sentì rinvigorire le languide membra, pieno di letizia balzò dal letto, uscì dalla stanza, camminò per la casa. Il
giorno seguente uscì dall' albergo, e migliorando ogni giorno incominciò a restituire le visite agli amici. Ora trovasi nel seco dei suoi più cari: rimpatriò di sera, e I' indomani, di buon' ora con moglie e figli, era ai piedi del gran Protettore, a ringraziarlo di tanto prodigio.
- II 14 Ottobre Teresa Miele da Roccarainola veniva a ringraziare il nostro Protettore con coro di verginelle, e facendo offerta di cera e messa cantata per la guarigione della figlia, già presso a morte per febbre puerperale.
- 11 15 detto, Maria Saccomanno, nostra figliana, gratissima al gran Protettore pel felice suo primo parto, mentre presentavasi difficile, gli mandò un magnifico tinello.
ANN. V-27 Febbraio 1905 N.°27
Nunzia Passariello di Cicciano, gratissima al nostro Santo, gli lascia un paio di orecchini per la seguente grazia ricevuta. Suo marito soffriva molto, senza rimedi, un dolore al ginocchio destro. Una notte mentre pativa oltre l'usato, e non poteva in niun modo addormentarsi, si rivolse, pieno di fede, al nostro caro Protettore pregandolo di vero cuore, e d' allora in poi potè distendere il piede e fu perfettamente sano.
- Leopoldo Galeotta residente a New-York, è riconoscente al nostro gran Taumaturgo per tre grazie ricevute, essendosi raccomandato a Lui. La prima nella medesima sua persona, che sopportò con esito felice la difficile operazione chirurgica dell'appendicite; la seconda in persona di suo figlio che si ruppe la gamba nel terzo inferiore, e ne guarì completamente;
la terza in persona di due sue bambine, ridotte agli estremi per il morbillo, polmonite e febbre tifoidea. In segno di riconoscenza, mandava una gamba e due bambine di argento.
- I coniugi Mario Pinto e Bellonia Negra, residenti a Tresbar nel Brasile, inviavano al Comitato Promotore per la festa L. 25.00 per grazia ricevuta in persona d' un loro figlio gravemente infermo, desiderando di rendere pubblicata la loro gratitudine, domandando preghiere.
ANN. V - 27 marzo 1905 - N.° 48.
- Angela Roselli di Tufino, durante il puerperio, dopo un felice parto, incominciò ad avvertire dolori acutissimi alla mammella destra e febbre acuta. Dopo pochi giorni la mammella arrivò a tale stato di tumefazione, da costringere I' inferma a chiamare il medico che riscontrò flemmone in via suppurativa: da richiedere al più presto I' intervento operativo. In questo stato la madre dell'inferma si rivolse, con viva fede, al nostro gran protettore, e fece voto di venire a ringraziarlo assieme con la figlia, qualora quest' ultima ricevesse la grazia della guarigione, senza sottostare alla difficile operazione.
Ed ecco nel medesimo giorno, con maraviglia. del medico curante, una sensibile miglioria. L' indomani il termometro segnava trentasette gradi, ed il gonfiore della mammella era quasi sparito. Dopo pochi giorni, la Roselli, perfettamente guarita, col marito, la madre e seguita dalla numerosa famiglia, era ai piedi del nostro gran santo a ringraziarlo tanto prodigio, lasciandogli pinque offerta di cera, e l'elemosina per una messa piana.
- Il signore Bartolomeo D'Arienzo, alunno giudiziario presso il Tribunale di Napoli, unitamente alla sua signora venivano riconoscenti a ringraziare il nostro Taumaturgo per diverse grazie ricevute, lasciando elemosina per una messa piana. - Caterina De Blaiso di Andrea, nostra figliana, manifesta pubblicamente la sua gratitudine al gran Protettore S. Agnello Abate pel felicissimo suo primo parto, lasciandogli in dono un magnifico anello.
AN N . V. - 29 Maggio 1905 - N.° 50
II signore Agnello Grasso, beccaio residente a Cicciano, il dieci Febbraio macellò un bue affetto da carbonchio. L'indomani fu colto da brividi di freddo, febbre altissima e pustola al braccio destro. Pieno di spavento, anche perchè, dopo poche ore, vide comparire altre piccole pustole in vicinanza della prima, volle il medico, il quale dichiarò infezione da pustola maligna, e consigliò il ricovero dell'infermo in un ospedale. Il Grasso si recò subito agli Incurabili, ed i sanitarii del luogo, dopo avergli apprestate le cure suggerite dalla scienza, manifestarono essere I' infezione gravissima, e quindi una guarigione molto riservata. A tale dichiarazione la famiglia del giovine ammalato, perchè facoltosa, volle ricondurlo in casa per apprestargli personalmente le più affettuose e diligenti cure. Due medici, infatti, lo visitavano mattina e giorno, ma la malattia galoppava ad ore, e nuove pustole apparvero anche all'altro braccio. La famiglia ne era oltremodo addolorata. La madre, non sapendo più che fare, venne a gittarsi unitamente alla nuora, ai piedi del nostro grande Abbate, gli fecero celebrare una messa piana, che ascoltarono in ginocchio, promettendogli anche una messa cantata ed un bambino di fulgido argento, qualora seguisse la sospirata guarigione.
Un quadro del nostro Protettore era sospeso alla parete sinistra della stanza, ove giaceva I' ammalato. A quella bella immagine il giovine infermo spesso volgeva lo sguardo pietoso e, rassegnato: e con fervore si raccomandava al patrocinio del Santo. - Ed oh prodigio! Oh onnipotenza di Dio ! quanto sei grande ed incomprensibile alle umane creature! Il giorno seguente il dottor Vaiano Aniello di buon' ora, giusta il solito, si portò al letto dell'infermo, ed osservò con meraviglia un periodo d'inaspettata miglioria. Più tardi venne il dottor Cataldi e dichiarò che il male aveva perduto la sua forza primiera. Il Grasso infatti ricevette la guarigione, e, il tredici marzo, colla sposa e madre era ai piedi del nostro Eroe per adempire la promessa fatta.
- Il Rev. Antonio De Ponte, Sacerdote di questo Clero, residente e New-York, ci spediva da parte di un divoto l'elemosina per una essa cantata in terzo con lo sparo di 500 mortaretti, promessa al nostro Taumaturgo per diverse grazie ricevute. La Messa con lo sparo dei mortaretti, come sopra, fu celebrata il giorno 20 corrente maggio, e con vera solennità, perchè erano presenti cinque Sacerdoti del Clero di Roccarainola, il Vicario Foraneo, ed un Canonico della insigne Collegiata di Avella, che trovavasi in Parrocchia per ascoltare le confessioni.
ANN. V. - 29 Dicembre 1905 N.° 57
Rosina Vincenti, residente a New-York, rende vivissimi ringraziamenti al nostro Santo. Per la di lui intercessione una sua bambina, affetta da tumore all' inguine, veniva completamente guarita. Nel rendere di pubblica ragione la grazia ricevuta, mandava un' offerta di cera e I' elemosina per una Messa piana, che fu celebrata dal Rev. P. Carmelo Ravelli da Cicciano.
- Vita Maria Gallo di Ariano di Puglia, negoziante di generi pannini, a gloria ed onore del nostro Taumaturgo, attesta, che, per la di Lui potente intercessione, guarì da febbre infettiva, che per cinque mesi la tenne confinata nel letto e depose ai piedi del grande Abbate una pinque offerta di cera.
- Antonietta De Stefano da Cicciano, con coro di verginelle e pinque offerta di cera, è venuta ad ossequiare ed a manifestare la sua gratitudine al nostro Eroe per grazia ricevuta in persona di sua sorella Maria, residente a San Paolo (Brasile) la quale era in pericolo di vita per aborto ed in breve recuperò la sua perfetta sanità.
Ispirandoci al principio di riproporre del santo un'immagine dolce e caritatevole, più vicina a quella di un uomo straordinario, che era disposto al supremo sacrificio per amore del prossimo, narriamo le grazie e i prodigi da lui compiuti, sin dalla nascita. E' opportuno descrivere il primo luogo legato al santo, il largo Caponapoli. Questo luogo è più di ogni altro vicino all'origine della città di Napoli poiché proprio qui, secondo la leggenda, sarebbe sorto il sepolcro della sirena Partenope, mitica fondatrice della città, con il relativo tempio. In età greco-romana, il largo era circondato da templi ed edifici pubblici di grande importanza, tra ameni boschetti si elevavano chiesuole, costante richiamo per tanti fedeli che vi accorrevano non solo per pregare ma anche per la salubrità del luogo. Tali presenze di culti pagani furono cancellate allorquando nel quarto secolo d.C. fu edificata la prima cappella cristiana dedicata alla Vergine Maria. Proprio davanti all'icona mariana custodita nella chiesetta, secondo la tradizione, si recò a pregare una donna che chiese alla Vergine di avere un figlio. Tale figlio che grazie alla Madonna nacque era Sant'Agnello, compatrono della città di Napoli, che nel moderno adattamento del nome da' titolo alla piazza. Paolo Regio tradusse la preghiera che Giovanna, la madre di Agnello, recitava quotidianamente alla Vergine:
"O clementissima Regina de' Cieli e della terra, madre immacolata de Idio onnipotente Creatore, e Salvatore della generazione humana, humilmente ti priego che per tua benignità intercedi per me misera peccatrice, appo il tuo dolcissimo, e clementissimo figlio consolatore de gli afflitti, e datore di ogni gaudio, e consolatione che come fe gratia al tuo caro, e tanto diletto Abramo, e a Sara sua consorte, che in sua vecchiezza concepesse, e partorisse lsac verissima figura del tuo Santissimo figlio Christo; e come fe gratia a Zaccaria, e Elisabetta liberando quelli dall'opprobio della sterilità, che vecchissimi e già in età sterile generassero al mondo il Precursore del vero Messia Giesu Christo tuo figlio, e nostro Signore; così degnati pietosa madre intercedere per me tua serva, che non sia al mondo sterile. Ma concedimi un figlio, acciocché non sia reputata arbore infruttuosa nella vigna del Signore. A te dunque ricorro o madre di gratia, rifugio de' peccatori, specchio di tutta la corte celeste, speranza e refrigerio del cuor mio, acciocché io sia esaudita, benché peccatrice e indegna sia."
A soli quindici giorni, Agnello venne offerto alla Vergine e la leggenda vuole che la salutasse così: "Ave Maria". In un periodo di difficile condizioni ambientali, sia per gli sconvolgimenti politici che si susseguivano, sia per le lacerazioni di ordine dottrinario che turbavano la cristianità, Agnello rifulse doti di bontà e di totale dedizione al popolo. Nella sua scomparsa i napoletani intravedevano la perdita irreparabile di un conforto sicuro alle loro continue traversie. Questi episodi legati alla sua vita disegnano il volto di un uomo che nonostante i sacrifici, le privazioni e le fatiche quotidiane, sorrideva al prossimo, riaccendendo nel popolo la fede perduta e le sue opere ridiedero la speranza di un domani migliore. Nel "Libellus Miraculorum", custodito presso la biblioteca Corsini di Roma, risalente al decimo secolo, vengono narrati ventidue miracoli operati in favore di ammalati, invalidi ed ossessi, scritto da Pietro, diacono
della chiesa napoletana, che era stato guarito da una grave infermità grazie all'intercessione del santo. L'autore si avvalse dei contributi di G. Diacono, che testimone di alcuni prodigi, li aveva compendiati in un lezionario in pergamena, scritto in caratteri longobardi e custodito nella chiesa di Caponapoli. Dai testi medievali si passa a quelli del XVI secolo anche se purtroppo vi è stata una più ampia diffusione delle credenze popolari che trasformarono l'immagine del Santo in quella di una divinità pagana irascibile e crudele che condannava ad un'esistenza disperata creature non ancora nate solo perché i genitori gli avevano fatto omaggio ed osservato il riposo nel giorno della sua festa. Tale credenza fortunatamente è scomparsa. La gente per, premunirsi nei confronti di eventi vendicativi di S.Agnello, visitava la statua del santo per esser certa della sua protezione. Comportamenti assurdi che il popolo ha osservato per secoli verso uno dei più grandi santi che si spogliò di ogni suo bene per donarlo al prossimo. Non è possibile sapere attraverso quali distorte strade si attribuì al santo prerogative più consone ad Artemide che ad un cristiano, si diffusero dicerie e detti come questo: `Dicette Sant'Aniell `a copp 'o fenestiello: mo futtiteve puverielle!". Un'infinità di interventi prodigiosi, compiuti in vita e nei secoli che intercorrono dalla sua scomparsa ai giorni nostri attestano la sacralità del nostro Patrono che concesse la sua intercessione a tutti coloro che si rivolsero a lui con fede, il numero delle grazie concesse è di gran lunga superiore a quello riportato nelle tante agiografie. Se si esclude il saluto alla Vergine a soli quindici giorni dalla nascita, episodio straordinario, il primo miracolo vero di Sant'Agnello si ricollega ad un episodio in un ospedale del quale fu protagonista un ladruncolo, che scoperto dal santo, per aver rubato dalla mensa dei malati, osò aggredirlo e percuoterlo. Il ladruncolo rimase cieco e paralizzato nel braccio che aveva colpito il santo, pentitosi sinceramente riacquistò l'uso del braccio e della vista grazie all'intercessione dello stesso santo. Nell'ambito della protezione alle donne incinte e a quelle sterili, un edificante miracolo fu riportato dal canonico napoletano Pompeo Panicata. Donna Anna Carafa, moglie del viceré duca di Medina, era sterile e dopo numerosi espedienti si rivolse al Santo invocando la sua intercessione. Per trenta giorni pregò incessantemente nella chiesa ed alla fine fu esaudita dando alla luce un figlio che chiamò Agnello. Di tali eventi prodigiosi esiste una voluminosa documentazione, riportiamo cinque dei ventidue miracoli narrati nel Libellus Miraculorum:
• 1° Miracolo
Vi era una fanciulla nel quartiere Centuria di nome Anna, sopraffatta nella salute tanto che aveva il corpo da sembrare un cadavere. Infatti affetta da quotidiani vomiti di sangue, e non avendo la forza né di bere né di mangiare, si avvicinava alla morte. Già era sul punto di morire, quando le comparve S. Agnello, vestito da monaco, e disse: "Vieni da me a Napoli ed io ti salverò. Ma perché tu non abbia dubbi su ciò e sii sicura di quanto promesso, io ti dico, prevedendolo, che so di un tuo consanguineo fatto prigioniero dai saraceni nella città di Bari, ebbene io lo libererò dai ceppi e per la tua gioia lo condurrò da te per farti accompagnare da egli stesso presso di me".
Ammira la potenza di Dio! Nello stesso tempo appare lo stesso Santo ai piedi del prigioniero e subito le sue catene si spezzano, e, procurandogli ogni aiuto per poter affrontare tre giorni consecutivi di viaggio, lo condusse nel posto stabilito e lo ammonisce dicendogli: "O figlio, non amare il mondo e le cose terrene, ma liberati da ogni vincolo carnale. Ritornando presto alla tua dimora, prendi la fanciulla malata, la tua parente, e portala subito da me a Napoli, io sono Agnello": Rimasto attonito, quell'uomo, approfondendo tra se le cose che aveva visto e udito, si convinse che quella apparizione non era umana ma divina, e immediatamente condusse su di un carro la ragazza, presso la chiesa a lui intitolata. Nel mentre giaceva quasi morta presso la sua tomba, apparve il santo che la confortò dicendo: "Sii forte d'animo e non temere, perché tra poco tu sari guarita da Dio". II giorno seguente, era domenica, apparve alla fanciulla che non dormiva ma era ben sveglia, S. Agnello che disse: " Nel nome di Gesù Cristo, alzati". Dicendo questo mise il bastone tra i suoi piedi e le dita curve per la malattia, e subito guarì.
• 2° Miracolo
Una fanciulla napoletana era paralizzata da anni, non poteva né camminare né portare le mani alla bocca. Avendo avuto notizia della Santità di S. Agnello, si fece portare presso la sua tomba, e, mentre pregava le apparve il Santo, che le disse di rinunciare a tutte le cose mondane e di indossare una tunica uguale alla sua e di aspettare. La notte seguente S. Agnello le apparve di nuovo e disse: "Hai fatto quello che ti ho detto? Allora afferra questo bastone e incomincia a camminare". Dopo averla segnata col segno della croce, dalle narici della fanciulla cominciò a uscire un fumo e si udì una voce che diceva: mi hai vinto, Agnello! E nessuno dubitò che quella era la voce del demonio. La donna, per la grande gioia, cominciò a gridare: Correte, gente, e vedete quale grande grazia ha voluto darmi il Signore per mezzo del suo diletto Agnello! Corse tanta gente e tanti sacerdoti e la videro in piedi, completamente guarita: Avendo visto tanta virtù celebrata nella paralitica da servo di Dio Agnello, tutti coloro che avevano dei familiari infermi, cominciarono a recarsi presso la sua tomba per chiedere la grazia.
• 3° Miracolo
Un nobile uomo napoletano, di nome Giovanni, aveva un piccolo servo invaso dal demonio. Nessuno poteva avvicinarsi perché egli lo dilaniava con i denti: fremeva tutti i giorni e cacciava schiuma dalla bocca. Avendo provato inutilmente tutte le cure possibili, pur non credendo ai miracoli di S. Agnello, lo condusse presso la sua tomba. Durante la messa domenicale, incominciò a gridare: "Correte, correte, e aiutate me misero"! I sacerdoti di quel luogo, scossi da tanto clamore accorsero e gli chiesero come mai fosse così atterrito.Egli gli rispose: non volevo spaventarvi, ma ho visto davanti alla porta di questa chiesa un immenso drago, che, con le fauci aperte, voleva divorarmi. Avendo i sacerdoti constatato, dal tremore e dal pallore del volto che egli non era malato di mente, ma veramente stava descrivendo la trasformazione di satana, iniziarono a pregare per lui, il Signore Gesù Cristo. Mentre i sacerdoti pregavano egli si addormentò, e, al risveglio, disse: "Dio ti ringrazio". Davanti alle vostre preghiere, il drago non ha potuto resistere; ora so, ora vedo quando sia grande la misericordia di Dio onnipotente e i meriti gloriosi del beato Agnello. Ora posso morire in pace, Benedetto sia il Signore che ha ascoltato la vostra preghiera e ha rivolto la Sua misericordia verso di me". In seguito a questo fatto, risorto da giogo diabolico per i meriti di S. Agnello, si divulgò una grande devozione nei confronti della sua santità tra coloro che avevano visto e udito.
• 4° Miracolo
Vi era un monaco romano di nome Giovanni, richiamato dalla fama delle grandi virtù di S. Agnello, si era dedicato a servire il Signore con dovizia nella sua Chiesa. E poiché era orribilmente deturpato in tutto il corpo da piaghe, essendogli apparso il Signore che gli aveva detto: "lo incolpo e castigo coloro che amo", allora implorava tutti i giorni S. Agnello perché, con i suoi meriti lo facesse guarire, fino a che un giorno gli apparve; stava S. Agnello sull'altare di S. Maria Madre di Dio, avvolto in una splendida veste come se celebrasse una messa solenne vi erano anche quattro bianchi agnelli ai quattro lati dell'altare, quasi ossequiassero il Santo. Come vide ciò il monaco iniziò ad implorare: "O giustissimo Santo Dio, perché non mi dici per quali sacrosanti misteri non posso salvarmi?". Mentre diceva queste cose, il Santo gli offrì 10 monete, al ché egli rispose: "Non chiedo denaro, Signore mio, a che cosa mi servirebbe? Chiedo la salute!" Sentita la risposta disse: "Abbi pazienza e saprai la verità: infatti quanti sono i danari tanti saranno i giorni fino a che io verrò e dovrai fare tutto quello che io ti chiederò". Udito questo, il monaco si acquietò. Tuttavia, esterrefatto, immediatamente riferì ogni cosa a tutti i sacerdoti della sua chiesa, e questi gli dissero: "Credi nel Signore, fratello, credi e non dubitare; la visione che hai avuto non è avvenuta senza un fine e ti condurrà alla verità che Dio ti vorrà rivelare. Riversa il tuo pensiero nel Signore ed egli ti nutrirà. Infatti, lo scopo del Signore è quello di preparare e consigliare gli uomini. Quindi aspetta il tempo che ti è stato promesso dal numero dei denari e sii sollecito". Trascorsi dieci giorni, gli apparve S. Agnello e con le mani aperte pregava in un luogo in cui gli sembrava fosse stato dipinto il volto di Maria, madre di Dio. Appena lo vide gli corse incontro e strinse i suoi piedi, dicendo: "Qui morirò, o Santo, davanti ai tuoi piedi, ma non mi ritirerò e non ti lascerò fino a quando non compirai per me quanto promesso". Questi gli rispose : "Aspetta e vedrai in che modo il Signore si mostrerà": E dicendo queste cose subito cominciò a pregare per lui la madre di Dio. Ella subito gli diede questa risposta che lo stesso monaco ascoltò: "Sappi che in questa vita non guarirai da quelle cose per cui hai pregato". Avendo udito ciò, rivolto al monaco S. Agnello disse: "Hai visto, figlio, ed hai udito; devi sopportare pazientemente ciò che piace al Signore; il Signore che castiga, ti ha castigato in questa vita per farti godere nel suo regno; infatti non per mortificare la tua anima, ma per la remissione dei peccati hai ricevuto dal Signore questa prova. Non ti rattristare e sii felice finché puoi, poiché per questo un giorno ti saranno rimessi tutti i tuoi peccati. Vai, dunque e prega Dio nella chiesa di San Bartolomeo Apostolo, che si trova vicino alla basilica di San Giovanni Battista. Infatti lì non soffrirai per molto tempo per questa tua infermità, ma presto migrerai verso la gloria eterna. Ma senza dubbio appena finito quest'anno finirà l'amarezza di questa sofferenza e inizierà la dolcezza della vita eterna".11 monaco, rallegrato della mirabile visione avuta
da Dio e dalla dolcissima promessa subito si recò nella chiesa di San Bartolomeo dove rimase in preghiera per un anno consecutivo: Finito l'anno, così come predisse il Santo di Dio, morì nel Signore: E veramente nel Signore! Infatti non possiamo dubitare di questo, perché sostenne volentieri tutti i flagelli di Dio e abbiamo visto compiersi in ordine tutto quello che la santa visione aveva predetto.
• 8° Miracolo
Durante l'assedio di Gaeta, i cittadini per difendere la città, presero le armi e si portarono nei luoghi della difesa. Uno di questi, di nome Giovanni, mentre correva verso le mura incautamente si bucò un piede con una spada. Nonostante avesse estratto subito la spada, la ferita diventava sempre più larga e incominciò la gangrena e nessuna medicina riusciva a guarirlo e notte e giorno gridava per il dolore irriducibile. Quando già ormai era rassegnato a morire, gli comparve S. Agnello, che cominciò a consolarlo dicendo: "Disperato per la salute hai ricercato tutti i medici che nulla hanno potuto. Vieni a Napoli e vi troverai un medico che subito ti aiuterà a guarire".
Ed egli gli rispose: "Non lo conosco Signore, poiché Napoli è distante cento miglia da qui. "Va' rispose il Santo - vai in pace e non esitare. Non appena arriverai nel porto di Napoli io ti indicherò la via". Così fece e navigando velocemente fu portato al porto di Napoli. Qui trovò una persona conosciuta che lo condusse subito presso la tomba di S. Agnello. Egli, prostrato, senza alcun dubbio nella promessa ricevuta fatta la preghiera, subito ricevette la grazia. Per questo offrì un grande calice d'argento e felice tornò nella sua città.
Si narra che la vita del nostro gran patrono S. Agnello Abate fu una serie mai interrotta di miracoli, dalla culla alla tomba. Dopo il suo decesso S. Agnello continuò a proteggere chi lo venerava con fede e umiltà. Sono tante le testimonianze di chi rivoltosi al Santo ha ottenuto prova della sua grandezza e della sua generosità, attraverso grazie e miracoli.
Segni di queste grazie ricevute sono i numerosi "ex -voto" visibili, sulla parete destra, entrando dalla porta piccola della Chiesa.
Chi scrive non è ancora in grado, per mancanza di fonti attendibili e di tempo materiale per una ricerca più dettagliata, di poter riferire su documentati miracoli, ma riporto volentieri alcune tra le grazie e i miracoli che il parroco don Andrea Manzo annotava con grande minuziosità. I nomi delle persone miracolati dal Santo in questo scritto sono state volutamente cambiate per mantenere una dovuta riservatezza verso chi volle ed ha voluto mantenere un legittimo anonimato.
26 Settembre 1904
Pasquale da Roccarainola, che da tempo dimorava in America per motivi di lavoro, venne colpito dalla "sciatica". Passarono più di cinquanta giorni e, nonostante le cure mediche, il Pasquale non riusciva a scendere dal letto dell'ospedale che lo ospitava. Una sera però mentre l'infermo era in un certo assopimento gli comparve il nostro Protettore, alla vista del Santo il Pasquale impetrò la grazia di far cessare i terribili dolori e di poter tornare a lavoro. In pochi giorni Pasquale migliorò senza una spiegazione scientifica per i medici e poté ritornare presto a lavoro. li suo primo pensiero uscito dall'ospedale fu quello di mandare alla parrocchia di S. Agnello in Gargani la somma corrispondente per una messa cantata e una gamba di argento con scritto sopra: Pasquale per grazia ottenuta.
27 Febbraio 1905
Giovanna di Cicciano, gratissima al nostro Santo, gli lascia un paio di orecchini per la seguente grazia ricevuta. Suo marito soffriva molto di un dolore al ginocchio destro. Una notte si rivolse, nel pieno delle sue sofferenze, al nostro Protettore pregandolo di dare fine alle sue pene. Anche in questo caso la forza della fede in S. Agnello è riuscita a sconfiggere la malattia.
27 Marzo 1905
Angela di Tufino, dopo un felice parto, incominciò ad avvertire dolori acutissimi alla mammella destra, e febbre acuta. Dopo pochi giorni il medico richiese un intervento chirurgico. La madre dell'inferma si rivolse, con viva fede al nostro Protettore e fece voto divenire a ringraziarlo con la figlia, qualora quest'ultima ricevesse la grazia della guarigione. Ed ecco che nel medesimo giorno, con meraviglia del medico curante, vi fu una sensibile miglioria. Il giorno successivo il termometro segnava trentasette gradi, ed il dolore alla mammella era quasi sparito. Dopo pochi giorni, Angela, perfettamente guarita, con il marito il figlioletto e la numerosa famiglia erano ai piedi del nostro Santo a ringraziarlo con cera e offerte per la celebrazione di una messa.
23 Ottobre 1943
Miele Pasquale soldato del plotone italiano operante in Bosnia per difendere la stabilità politica di quel paese, si trova circondato dai cecchini che sparano a vista. Deve attraversare una scarpata per immettersi su una strada e raggiungere il riparo in una galleria, dove lo aspettano i commilitoni. È stremato ed ad un tratto (sono le 15.00 del 23 ottobre) a circa trenta metri di distanza davanti a lui vede S. Agnello che lo chiama con il nome e lo esorta a camminare più velocemente. Pasquale meravigliato rivolgendosi a S. Agnello dice "non vedete che sparano, riparatevi", S. Agnello replica "muoviti, aumenta il passo" e fa oscillare la croce da destra a sinistra e da sinistra a destra. Pasquale affaticato aumenta il passo (anche perché ero desideroso di toccarlo), ma arrivato alla galleria il Santo scompare nel nulla. (Questa è una testimonianza diretta di Miele Pasquale, devoto fedele di S. Agnello e abitante di Gargani).
Il 14 dicembre del 2005 è una data storica importante per la nostra comunità: ricorre il bicentenario della statua di S.Agnello. "La signora Maria Montana Lanza nel lontano 1805 fece seguire l'eccellente opera d'arte che rappresenta il grande abbate in atto minaccioso che salva la ridente patria dal barbaro Saraceno. Da Napoli a Gargani la statua fu portata in processione e ricevuta con tripudio e feste." E' con lo stesso entusiasmo che a settembre la comunità ha accolto e portato in processione per tutto il paese la statua restaurata, in tutto il suo antico splendore.
Santo antichissimo e spesso ignorato dai nostri calendari fu il secondo protettore di Napoli e il suo culto oltrepassò i limiti della sua città ed ancora oggi è venerato non solo nella penisola sorrentina ma a Guarcino nel Lazio, a Lucca dove sono custodite le sue reliquie. Protettore dei contadini, dei naviganti, delle gestanti Sant'Agnello è vivo nel cuore di tanti fedeli che invocano la sua protezione nel lavoro, nelle difficoltà quotidiane e nella vita familiare. Purtroppo ignoranza e superstizioni assegnarono al nostro patrono i vizi e le passioni di antichi numi conferendogli connotazioni di divinità irascibile e vendicativa del tutto inconciliabili con l'indole benevole e caritatevole del santo. L'antico adagio: "e me fregatavenne ma e fraterne Naniello tremmatavenne" , attribuito a Santa Lucia, testimonia fino a che punto il culto per S.Agnello fosse degenerato in un'idolatria pagana. Nell'intento di sfatare le terrificanti credenze che distorcono l'immagine del nostro patrono, si è tentati con questo opuscolo di rivisitarne la vita e le opere alfine di riproporne un'immagine più consona alla sua pietas evangelica. Uno degli elementi che impreziosisce questa pubblicazione è il mosaico di foto che (dalle immagini più antiche a quelle recenti) permette di conoscere il glorioso patrono nella sua vera fisionomia non solo storica ma fisica.
Le ricerche non sono state facili dovendosi spesso affrontare le paludi delle tradizioni orali ricche di incertezze ma rese vive dall'intensa fede e devozione. Il nostro santo visse, infatti, in quel turbinoso sesto secolo quando la cristianità, già travagliata da scismi ed eresie, cercava di uscire dalla clandestinità che aveva caratterizzato il lungo periodo trascorso nelle catacombe. Si aggiunsero in quegli anni le devastazioni fisiche prodotte dalle invasioni barbariche, Goti, Bizantini, Longobardi. L'alternarsi delle loro dominazioni comportò la devastazione di musei, biblioteche, monasteri e di ogni luogo che conservava antiche memorie. Per cui molti episodi storici sono ricostruiti a distanza di anni attraverso la tradizione orale o da frammentarie annotazioni. Il nostro Agnello nacque proprio quando Napoli era liberata dai Goti dal generale bizantino Belisario saccheggiando e distruggendo tutti i luoghi di culto religioso. La costanza nel confrontare quanto scritto precedentemente, la capacità di selezionare ha reso vivo ed interessante questo lavoro, arricchito di inni, poesie e tradizioni ormai parte del patrimonio religioso dei fedeli di S.Agnello.
LA DEVOZIONE A S. AGNELLO IN UN TESTO DELLA LETTERATURA SPAGNOLA
Con questo brano minuzioso e suggestivo il culto di S. Agnello di Gargani entra nella letteratura. Tratto dalla novella RIVALIDAD dello scrittore spagnolo Manuel Alarcon (imprenta àcher, Valencia, 1977, pagg. 163-164) il brano si riferisce al ricordo di S. Agnello che affiora alla mente di un prete (don Francisco) nell'atto di avvicinarsi al letto di un moribondo (il diplomatico Manzanares)
Don Francisco, entrando nella stanza di Manzanares, disse laconicamente: "Sta per morire! Già odora di morte. È lo stesso odore che avverto da tanti anni assistendo i moribondi". Nell'attesa fiduciosa di qualche miracolo, egli ricordava la visita che fece in Campania, in uno dei sui viaggi a Roma, per testimoniare il fervore delle folle a S. Agnello santo miracoloso degli impossibili, che curava i mali e faceva rivivere i malati. S. Agnello, nella sua immagine, intimava i fedeli col suo duro gesto, adirato e autoritario. Teneva un braccio alzato, minaccioso, che reggeva lo stendardo con cui scacciò i Saraceni dal Regno di Napoli. L'altro braccio, con la mano protesa, increspata e di difficile aspetto, sembrava ricordare ad essi il castigo. i fedeli guardandogli il suo viso iracondo si intimorivano per gli anatemi che il Santo sembrava scagliargli. Imponeva così il suo rispetto, il suo credito, la sua fede. Nessuno osava lavorare nel villaggio quando veniva portato in processione. Durante il suo percorso, le donne indossavano abiti distintamente scuri, ricoperti di mantelli e veli che passavano ereditati, consumati e sbilacciati, di generazione in generazione, senza preoccuparsi se superavano o mancavano in relazione alle dimensioni del proprio corpo.
I PARROCI DI QUESTO SECOLO
Sac. Andrea Manzo, nato 11 20 agosto 1855: fu ordinato sacerdote nel settembre del 1879; zelò l'onore della Chiesa e si sacrificò per la salvezza delle anime: fu padre spirituale della confraternita dei Beati Morti e oratore sacro molto richiesto; nel 1904 venne nominato parroco a Gargani dal 1904 al 1915, costruì l'attuale chiesa parrocchiale; morì il 4 luglio 1915.
Sac. Domenico Taliento, nato il 20 ottobre 1887, fu economo nel seminario diocesano e, poi, parroco a Gargani dal 1919 al 1936. Fece costruire il campanile.
Sac. Andrea Corbisiero nato il 21 ottobre del 1910 e morto nel 1977, fu parroco a Gargani dal 1937 al 1942.
Sac. Antonio Sirignano, nato il 5 agosto 1882; fu giudice conciliatore, rettore della chiesa di S. Lucia e, infine, parroco a Gargani, dal 1942 al 1946; morì 11 26 dicembre 1946.
Mons. Domenico Gillo di Tavernanova nato il IO gennaio del 1919 fu parroco a Gargani dal 1947 al 1953. Deceduto il 9/5/1999.
Sac. Antonio Formichelli di Cicciano è stato parroco a Gargani dal 1953 al 1983.
Sac. Pasquale Falco di Tufino è stato parroco di Gargani nell'anno 1983-84.
Sac. Luigi De Riggi di Gargani è stato parroco di Gargani dal 1984 al 1995, è morto I'11 gennaio del 1995. Ha caparbiamente ottenuto che la parrocchia di S. Agnello diventasse Santuario, dopo aver fatto i lavori di ristrutturazione.
Sac. Pasquale Ferrara di Mariglianella è l'attuale parroco del Santuario di S. Agnello Abate in Gargani.
Quando si chiede la grazia:
e sant' Aniello rè rràzie ohè
Ve venìmmo a visità
Chélla grazia che Vi cèrco ohè
Ve venìmmo a ringrazià
e si aggiunge la recita della litania in latino
Passa il tempo e, perintercessione del Santo, il malato guarisce. Allora le scapillate, partendo sempre dalla casa dell'infermo, ormai guarito, e dallo stesso accompagnato, si recano alla chiesa di sant'Agnello cantando le strofe seguenti:
e sant'Aniello rè rràzie ohè
Chèlla gràzia ca `ngè faffo ohè
Ve venimmo a ringrazià.
C'è fatto 'na sànta ràzia
che Vi fèce lu Patatèmo,
li dòni V'è ddàto Dio ohè
Ve ringràzio sànto mio.
Ed entrando in chiesa:
Nui trasìmmo rìnt'a sta cchièsa per venirve a visità
Chèlla gràzia `ngi àte fàtta ohè
Ve venimmo a ringrazià
O regìnia rè cièlo,
o revìna maestà,
chèlla gràzia che 'ngi àte fàtto ohè
Chìllu pòvero malàto sant'Anièllo l'à liberato,
chèlla gràzia che 'ngi àte faffa ohè
chèlla gràzia che `ngi àte fàffo ohè
E chill'uòcchie ru sant'Aniello
sòno chine de carità
sòno chine de santità
e co' la santissima ternità.
Ch'Ilu petto re sant'Anièlio
'ng'e calàta 'na bbèlla stella,
tutte glòrie lominàte
Si recita quindi la litania in latino.
Infine si conclude cantando
e vùie sant'Anièllo re rrazie ohè
Ve venimmo a ringrazià ohè
Ve ringràzio, o sànto mio,
pecche Dio vi ha congeràto;
'è Ili ddòni v'è ddàto Dio,
Ve ringràzio o sànto mio.
O Dio vieni a salvarmi
Signore vieni presto in mio aiuto. GLORIA
1) Glorioso ed inclito protettore S. Agnello, voi che fin dalla più tenera età dimostrate un affetto singolare verso la madre di Dio, sicché appena di venti giorni con voce distinta e chiara la salutaste, voi che del seno materno per grazia speciale aveste un'indole mansueta ed umile, onde vi fu dato il bel nome di Agnello, e foste un vero seguace del Divino Agnello, deh! per pietà, otteneteci con la vostra intercessione vera e solida devozione verso la madre di Dio ed una profonda umiltà e mansuetudine onde dissipare in noi quel fiume di superbia che è causa di tutti i nostri mali ed essere veri imitatori del Divino Agnello che fu umile e mansueto di cuore. GLORIA
S. Agnello glorioso - nostro caro protettore deh!
ne adorni il nostro cuore - di profonda umiltà
2) Glorioso ed inclito protettore S. Agnello, voi che dalla tenera età di anni 15 seguendo gli impulsi della Grazia con atto eroico abbandonaste gli agi e i comodi della casa paterna per darvi tutto a Dio e vi ritiraste in una spelonca a macerare con aspre e dure penitenze il vostro innocente corpo onde custodire il giglio della purità e a piangere amaramente i peccati non vostri ma i peccati del mondo; deh! per pietà, con la vostra valevole intercessione otteneteci dalla Divina Misericordia purità di costumi, viva fede, ferma speranza e spirito di penitenza per piangere senza interruzione sulle tante offese che abbiamo fatto e che continuamente si fanno al cuore del nostro Celeste Padre.
Tu fortezza a noi impetra -tu la speme e purità-
tu la fede e carità - da Gesù nostro Signor
3) Glorioso ed inclito protettore S. Agnello, Voi che ricco di beni di fortuna, onde abbracciare quella povertà tanto amata dal Divin Redentore, che nacque, visse e morì povero e nudo sopra un legno di croce, con atto veramente generoso dispensaste tutto ai poveri e l'impiegaste al sollievo degli ammalati erigendo a vostre spese un ospedale a tal fine: deh! per pietà, impetrateci dalla Divina Misericordia fervida carità verso il prossimo e povertà di spirito tanto lodata da Gesù, onde disprezzare la ricchezza di questa terra e solamente dirigere gli affetti del nostro cuore all'acquisto dei beni eterni che sono il vero tesoro del nostro animo. GLORIA
A gementi nel dolore - tra le pene di questa vita deh! implora pronta aita -
dal comune redentor